Home Lovecraft Poesie Fungi from Yuggoth

Fungi from Yuggoth

119
0

FUNGI FROM YUGGOTH

II LA CACCIA (Pursuit)

[Tit. orig.: Pursuit, sonetto II dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Ho nascosto il libro sotto il pastrano, assicurandomi
Di celarlo in un tal luogo alla vista;
Poi mi affrettai tra gli antichi vicoli del porto
Voltando spesso il capo con fare nervoso.
Finestre smussate, furtive tra vecchie mura pericolanti
Sbirciavano stranamente il mio passaggio,
E pensando a ciò che proteggevano, l’ansia s’accrebbe
Di scorgere la salubre vista del cielo terso e azzurro.

Nessuno mi aveva veduto prendere la cosa, ma ancora
Un vacuo sogghignare risuonava nella mia testa,
E presentii qual tenebrosi, corrotti mondi
Racchiudesse quel volume da me bramato.
La via si fece strana, le mura in egual modo folli
E distanti dietro di me, echeggiarono invisibili passi.

VI IL LUME (The Lamp)

[Tit. orig.: The Lamp, sonetto VI dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by
Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Abbiamo rinvenuto il lume in quei dirupi fondi
Il cui segno inciso neppure un sacerdote di Tebe leggerebbe,
E nei cui antri temibili geroglifici
Ammonivano ogni creatura vivente in questa terra.
Nulla più era là, eccetto quella ciotola d’ottone
Con tracce interne di un curioso petrolio;
Decorata con certi ambigui arabeschi,
E simboli vagamente allusivi di strani peccati.

Poco significato ebbero le paure di quaranta secoli
Alchè trafugammo il nostro bottino esile,
E quando l’abbiamo esaminato, nella nostra cupa tenda
Un fiammifero accendemmo per saggiare l’antico olio.
Fece una vampa — Gran Dio!… Ma le forme vaste che scorgemmo
In quel bagliore folle, hanno inaridito le nostre vite col terrore.

 

IX IL CORTILE (The Courtyard)

[Tit. orig.: The Courtyard, sonetto IX dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982,
1993 by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Era la città che una volta avevo visitato;
La città antica, lebbrosa, ove folle ibride
Intonano liturgie a dèi ignoti e percuotono blasfemi gong
In cripte sotto vicoli fetidi contigui alla spiaggia.
Le case fatiscenti, dagli oboli di pesce mi fissavano
Inclinate, ebbre e semi-animate,
Mentre dileguandomi fra la lordura oltrepassavo il cancello
Per il nero cortile dove l’uomo attendeva.

Le tetre mura mi strinsero, e forte ho maledetto
Che mai fossi venuto in un tal covo,
Quando all’improvviso un nugolo di finestre s’illumina
D’una luce selvaggia, e di uomini in danza s’affollano:
Osceni, muti bagordi di morti claudicanti–
E non un cadavere aveva mani e neppure testa!

 

XI IL POZZO (The Well)

[Tit. orig.: The Well, sonetto XI dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by
Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Il villico Seth Atwood aveva passato gli ottanta allorchè
Provò a sondare quel profondo pozzo appresso la sua porta,
Con il solo Eb ad aiutarlo a scavare e scavare.
Abbiamo riso, e speravamo sarebbe presto rinsavito.
E invece anche il giovane Eb andò giù di matto,
Sicché l’internarono al sanatorio di contea.
Seth murò l’imboccatura del pozzo in modo sì stretto che parea incollato,
Poi si aprì un’arteria nel rugoso braccio sinistro.

Dopo il funerale ci sentimmo in dovere d’andare
A quel pozzo per rimuoverne via i mattoni,
Ma tutto ciò che abbiamo veduto furono puntelli di ferro trattenuti insieme
E dabbasso un nero buco più profondo d’ogni dire.
Rimettemmo allora i mattoni a posto, perché capimmo
Che il buco era troppo fondo per calarvi qualunque corda.

 

XII COLUI CHE ULULA (The Howler)

[Tit.orig.: The Howler, sonetto XII dai Fungi From Yuggoth. Copyright © 1982, 1993
by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Mi raccomandarono di non prendere il passo della Brigg’s Hill
Un tempo via maestra che conduceva a Zoar,
Perché lì Goody Watkins, impiccato nel 1704,
Aveva deposto un mostruoso lascito.
Ma quando trasgredii, e in vista fui
Del casolare invaso dai rampicanti, accosto al gran dirupo,
Non pensai di olmi o al cappio della forca:
Mi chiesi perché la casa apparisse ancora nuova.

Soffermandomi a guardare il giorno morire,
Udii un ululare sommesso provenire da un postribolo in alto,
E quando, tra i vetri incrostati d’edera un raggio del tramonto
Si fece largo, l’essere ringhioso fu colto di sorpresa.
Io diedi un fugace sguardo – e corsi freneticamente via da quel luogo,
E da una cosa a quattro zampe dal volto umano!

 

XIII HESPERIA

[Tit. orig.: Hesperia, sonetto XIII dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by
Necronomicon Press Tr. di Pietro Guarriello]

Il tramonto invernale, fiammeggiante oltre le guglie
Ed i camini per metà distaccati da questa sorda sfera,
Spalanca smisurati cancelli ai dimenticati anni
Di antichi splendori e desideri divini.
Future meraviglie ardono in quei ricchi fuochi,
Carichi d’avventura, e intinti di mistero;
Là dove una fila di sfingi il sentiero apre
Verso muraglioni e torrette frementi ai lontani flauti.

E’ la terra dove i fiori significano bellezza;
Dove ogni memoria smarrita ha un’origine;
Dove il gran fiume Tempo comincia il suo corso
Giù nel vasto nulla nei ruscelli stellati d’ore.
I sogni ci avvicinano, ma un’antica scienza ripete
Che andatura umana mai calcò quelle strade.

XIV I VENTI DELLE STELLE (Star Wind)

[Tit. orig.: Star Wind, sonetto XIV dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by
Necronomicon Press Tr. di Sebastiano Fusco]

E’ nell’ora accorata del crepuscolo,
soprattutto in autunno,
che i venti delle stelle si riversano
giù dalle vie che salgono in collina,
per deserti cortili
mentre precoci lumi
s’accendono nel chiuso delle stanze.
Disegnano nel vento strane danze
le foglie morte, e con aliena grazia
si leva il fumo delle ciminiere
seguendo extramondane geometrie.
Lontana, Fomalhaut scruta le nebbie.

E’ in quest’ora che al poeta folle
stregato dalla luna si disvela
che strani funghi spuntino su Yuggoth,
che profumi e colori si diffondano
con le corolle sopra i continenti
del remoto Nithòn: quali nessuno
nei giardini terrestri intese mai.
Manda i suoi sogni il vento delle stelle:
ma ognun d’essi che arriva
dieci nostri poveri sogni spazza via.

XV ANTARKTOS

[Tit. orig.: Antarktos, sonetto XV dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993 by
Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Nel profondo sonno il grande uccello funestamente bisbiglia
Del cono nero nella polare distesa;
Che solo e cupo sopra lo strato di ghiaccio svetta,
Battuto e deturpato da eoni di pazze tempeste.
Fin lì nessuna forma terrestre è giunta viva,
E solo pallide aurore e soli vacui
Illuminano quella consunta roccia, la cui primordiale origine
E’ supposta oscuramente dagli Antichi.

Se gli uomini dessero una fuggevole occhiata, si chiederebbero solo
Che infido tumulo madre Natura ha creato;
Ma l’uccello narrò di parti più vaste, che profonde
Sotto il sudario di ghiaccio si annidano e covano e aspettano.
Dio aiuti il sognatore le cui dissennate visioni mostrino
Quegli occhi morti sotto i cristallinei abissi!

XVIII I GIARDINI DI YIN (Gardens Of Yin)

[Tit. orig.: The Gardens of Yin, sonetto XVIII dai Fungi from Yuggoth. Copyright ©
1982, 1993 by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello.]

Oltrepassata la muraglia, i cui antichi bastioni
Raggiungevano quasi il cielo con solide, muschiose torri,
C’erano terrazze e giardini, ricchi di fiori,
E battuti da uccelli, farfalle ed api.
C’erano sentieri, e ponti inarcati all’insù
Caldi ruscelli che tra i loti riflettono la gronda del tempio,
E ciliegi con rami delicati e fronde
Contro un cielo fucsia dove gli aironi si librano in volo.

Tutto era là, ma perché avevano mancato i vecchi sogni
Di aprire il cancello a quel labirinto con lanterne in pietra
Dove assonnati ruscelli diramano i loro corsi serpeggiamenti,
Traghettati da verdi viticci che i rami incurvano?
Mi affrettai– ma quando il muro si sollevò, arcigno e grande,
Scoprii che non c’era più nessun cancello.

XX I MAGRI NOTTURNI (The Night Gaunts)

[Tit. orig.: Night-Gaunts, sonetto XX dai Fungi from Yuggoth. Copyright © 1982, 1993
by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello]

Fuor di qual cripta strisciassero, dire non so,
Ma ogni notte vedo quelle creature gommose:
Nere, cornute e scabre, con ali membranose,
E code bifide segnate dal pelo infernale.
Discendono a legioni sull’onda del vento del nord,
E con tocco osceno che tormenta e punge,
Mi afferrano per un viaggio mostruoso
Verso grigi mondi ignoti, celati nel pozzo d’incubo.

Sopra i frastagliati picchi di Thok imperversano,
Incuranti delle mie raggelate grida,
E giù nei pozzi inferi per quel lercio lago
Dove flaccidi s’immergon gli Shoggoth in sonno ambiguo.
Ma oh! Se solo un verso emettessero,
O un volto mostrassero laddove volto dovrebbe scorgersi!

XXI NYARLATHOTEP (Nyarlathotep)

[Tit. orig.: Nyarlathotep, sonetto XXI dai Fungi from Yuggoth. Copyright (c) 1982,
1993 by Necronomicon Press. Tr. di Pietro Guarriello]

Dal profondo Egitto è alfin sopraggiunto
L’ Oscuro straniero cui i fellah s’inchinano;
Silente, ascetico e inesplicabilmente altero,
E fasciato con stoffe rosse come la tramontina fiamma.
Lo stringevano intorno le folle, frementi ai suoi comandi,
Ma accomiatandosi, dir non sapevano ciò che avessero udito;
Intanto fra nazioni l’atterrita parola si sparse

Che lo seguissero delle bestie selvagge che le sue mani leccavano.
Lesto dal mare una progenie nociva s’alzò;
Terre perdute con guglie d’oro, d’alghe ricolme;
Il terren screpolato, e impossibili aurore calanti
Giù sulle instabili cittadelle d’uomo.
Indi schiacciando ciò che foggiò dall’argilla,
Il Caos idiota la polvere via dalla Terra soffiò.

Commenta

Scrivi un commento
Please enter your name here