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H. P. Lovecraft, POLARIS [collana “TuttoLovecraft”, Vol. VI]

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H. P. Lovecraft, POLARIS [collana “TuttoLovecraft”, Vol. VI]
Ed. Fanucci, Roma, 1989
pp. 346, £. 30.000

Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) è senz’altro una delle figure più interessanti, ma anche più discusse e controverse, di tutta la letteratura fantastica. La sua stessa posizione nei riguardi di questo genere è incerta a causa di polemiche fra studiosi e critici della sua opera. Da una parte c’è chi lo vede solo come continuatore della tradizione del gotico che passa per Edgar Allan Poe, dall’altra chi lo inquadra fra gli innovatori dell’horror, riconoscendogli un ruolo fondamentale nel suo sviluppo. Ma c’è anche un’altra parte della critica che, specie negli ultimissimi anni, si schiera a favore di una sua collocazione tra i precursori della fantascienza. Tra questi Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, curatori di questo volume (sesto in ordine di apparizione della collana “TuttoLovecraft” dell’editore Fanucci) in cui hanno raccolto tutte le storie che ben potrebbero rientrare nel genere fantascientifico scritte da Lovecraft tra il 1918 e il 1936 (dunque durante tutto l’arco della sua carriera letteraria), da Aldilà del Muro del Sonno, storia di una possessione aliena su un terrestre, a Dall’Altrove, in cui un macchinario costruito da un folle scienziato attira creature indicibili da un’altra dimensione; da L’Ultimo Esperimento (scritto in collaborazione con Gustav Danzinger) a Universi in Sfacelo (con Robert H. Barlow), quest’ultimo una parodia della space-opera che veniva pubblicata al tempo. Il risultato è un libro che si pone come primo tentativo articolato (primo compiuto in ordine di tempo in Italia) per dimostrare che Lovecraft non fu solo il maestro dell’orrore che oggi sappiamo, ma anche un valido science-fictioneer. I temi affrontati sono quelli del tempo e dello spazio, delle altre dimensioni e dell’ignoto, e se fra geometrie poco euclidee e intuizioni di nuove realtà il taglio che Lovecraft conferisce ai suoi racconti è inconfondibile, così che si possa escludere si possa parlare con lui di fantascienza in senso stretto e un po’ limitativo, possiamo comunque asserire che questi racconti sono quanto di più si avvicina alla moderna narrativa di science fiction. Il libro si arricchisce, inoltre, di un’ampia sezione saggistica in cui si cerca di dimostrare l’appartenenza di HPL al genere di cui si tratta (tra cui da segnalarsi sono gli interventi di Gerard Klein, Lovecraft: tra il fantastico e la fantascienza, e quello fondamentale di Fritz Leiber Attraverso l’Iperspazio con Brown Jenkins) e da uno scritto dello stesso HPL che espone le sue Considerazioni sulla Narrativa Interplanetaria, ovvero a dire, proprio sulla fantascienza.

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