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In memoria di HPL

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Poesia di Clark Ashton Smith, traduzione di Sebastiano Fusco

Tu che amavi colline e campi e borghi
resi a te cari dall’antichitą:
dove dirigi adesso il tuo cammino,
su strade solitarie mai battute
lontano dalle guglie e i campanili
fitti nell’alba a Providence?

Che remoti confini stai mirando,
ben più antichi di questi?
Forse un’Arkham stregata primordiale,
o una nuova foresta stai esplorando
segreta e sconosciuta
con i tuoi amici felidi, al di là
di quello scabro sterminato muro
che ferma i nostri sensi?
Sei sul sentiero eterno
che al tramonto autunnale ti guidava
da questa terra al cosmo, in dimensioni
al di là dell’umano?

La tua Chiave d’Argento ha disserrato
forse infine per te
le meraviglie e i sogni dei suoi mondi
supremi inaccessibili…
Sei ritornato a casa, a Ulthar o a Pnath?
L’alto re che governa su Kadath
ha richiamato forse alla sua corte
il suo nobile, saggio ambasciatore?
O il tenebroso Cthulhu t’ha inviato
quel Segno che t’ha reso consigliere
in quella rocca persa nell’abisso
dove gli Antichi fremono nel sonno
fino a un risveglio orrendo
fra moti della terra spaventosi?

Ahimè! Che breve spazio,
minuscola parentesi di giorni
hai percorso fra noi! Come veloci
vanno i tuoi passi lungo quelle strade
mistiche e favolose
che trascorrono i morti verso il mito.
A noi resta la pena, ed il mistero…

Ma tu non sei svanito interamente
non ti sei fatto solo sogno e polvere:
perché persino qui,
su questa cupa e solitaria rocca
di Averoigne che tu mai visitasti
per lo meno col corpo,
scorgo tracce di te, chiare e sensibili,
una muta presenza mai dismessa,
silenziosa e solenne.
Più luminosa appare l’erba verna,
per te si fa più scura
la druidica pietra affatturata —
e per sempre sarai nella mia mente,
fatta magico specchio. Dalle pagine
del mio spirito d’uomo le tue rune
mai sbiadiranno.

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