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Clark Ashton Smith

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Dopo un bel po’ di tempo dall’ultima scheda, che spero qualcuno abbia letto, rieccomi qua con un nuovo collage di notizie “rubate” in giro su un altro corrispondente di Lovecraft: Clark Ashton Smith, uno scrittore che merita molto molto di più di una semplice scheda di presentazione redatta da un amatore da quattro soldi come il sottoscritto. Comunque come avrete capito tento solo di stimolare l’ “appetito”, a sfamarvi di sapere dovete pensarci voi. Ma adesso basta con le chiacchiere e lasciatemi lavorare.
Come già detto un centinaio di volte, sono tre gli scrittori apparsi su Weird Tales, nel periodo intercorrente tra le due guerre, grazie al quale il nome della rivista ricorre sempre quando si parla di letteratura Fantasy ed Horror di questo secolo: Howard Phillips Lovecraft, Robert Ervin Howard e appunto Clark Ashton Smith.
Nato nel 1893 negli Stati Uniti fu conosciuto da gran parte degli appassionati di letteratura fantastica e horror a lui contemporanei attraverso Weird Tales (occasionalmente ebbe voce anche su Wonder stories), sulla quale pubblicò a partire dal 1930 gran parte della sua produzione letteraria (oltre cento racconti e una quantità considerevole di composizioni poetiche).
Autodidatta e poeta, traduttore dal francese e inventore di un linguaggio personale e barocco, fu pupillo del poeta californiano George Sterling e i suoi versi furono letti da Ambrose Bierce, anche se pare che i due non si siano mai incontrati.
Ci ha lasciato un grosso volume di Selected Poems ordinati da lui stesso (Arkham House, Sauk City 1971) e sei volumi di novelle macabre, fantastiche o meravigliose tutte pubblicate dall’Arkham House tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta: Out of space and time, Lost Worlds, Genius Loci, The Abominations of Yondo, Tales of Science and Sorcery e Other Dimensions. Quasi tutti i suoi racconti sono apparsi in italiano, prima dalla MEB di Torino e poi dalla Fanucci (Roma).
Nel 1936 inspiegabilmente smise di scrivere, senza mai più riprendere quella tematica fantastica per la quale era così portato.
Unico nel suo descrivere una terra vecchia di millenni in cui si assiste a un regredire della razza umana sotto la luce fioca di un sole morente mentre riprendono piede paure e credenze ataviche che danno vita a demoni, streghe e vampiri talvolta impersonati da piante dalle corolle multicolori affascinanti e seducenti come sirene quanto malefiche e velenose. Ere ancestrali e futuro remoto si incontrano come cielo e mare all’orizzonte dando vita ad ambientazioni e vicende in cui la piccolezza dell’uomo è ancora più evidente e sconcertante. Il tema della terra morente è stato poi ripreso da Jack Vance nel suo celeberrimo ciclo della Dying Earth (prendete appunti), una saga tra le più belle che annoveri la storia dell’Heroic Fantasy moderna.
HPL rimase molto positivamente impressionato dal talento di Smith e la stima che si instaurò fu tale da includere Smith nel suo albero genealogico dove le radici affondano nel caos primigenio quando il suolo del nostro giovane pianeta veniva calcato dagli Antichi (albero genealogico presente in questo sito).

Da Su “Ebony and Crystal”, articolo di HPL su Smith presente su “In Difesa di Dagon” della SUGARCO

Il signor Smith s’è sottratto ai feticci della vita e del mondo e ha intravisto la perversa, titanica bellezza della morte e dell’universo; servendosi dell’infinito come sfondo per creare i propri sfondi e registrando con reverente timore i capricci di soli e pianeti, di dei e di demoni, e di ciechi orrori amorfi che infestano giardini di fungosità policrome più remoti di Algol e d’Alchernar. E’ un cosmo di vivida fiamma e di glaciali abissi quello che egli celebra, e il rigoglio dai colori sgargianti con cui lo popola non deriva da nient’altro se non dal genio più vero.

Riconoscendone la genialità e la profonda competenza Lovecraft tenne sempre molto in considerazione i punti di vista e le opinioni di quest’ultimo per suoi racconti.

A Clark A. Smith
20 Settembre 1925

Le sue osservazioni sulla mia narrativa mi riempiono d’orgoglio e spero che non giudichi i miei racconti attuali inferiori al vecchio standard.

A Clark A. Smith
17 Ottobre 1930

Caro Klarkash-Ton (trascrizione fonetica e fantastica del nome di Smith ad opera di HPL, abitudine più volte riscontrata leggendo le lettere del nostro)
Sono lieto che nella sua opinione The White Ship non abbia imbarcato troppa acqua e non sia inadatta alla navigazione dopo tutti questi anni.

Oltre a scrivere racconti e poesie, Smith diede espressione alla sua fantasia ed inventiva anche per mezzo di disegni e sculture davvero molto suggestivi, tant’è che HPL gli chiese di buttar giù qualcosa per The Lurking Fear.
Leggiamo nelle lettere di HPL a Smith del 2 Dicembre 1922 e a Henry Kuttner del 16 Aprile 1936 rispettivamente:

Lei è un genio nell’immaginare e dipingere piante nocive, malefiche , velenose, e credo onestamente che le mie descrizioni siano state stimolate da alcuni dei suoi disegni, che Loveman mi ha mostrato.

Ha mai visto i lavori di Smith? In caso contrario gliene presterò qualche esemplare. Ultimamente si dedica alla scultura in miniatura, e dalle pietre più tenere della sua regione (Auburn) ricava meravigliose, grottesche statuine.

E ancora da una lettera a Frank Belknap Long datata 8 Novembre 1923

Ti accludo alcuni lavori di Smith e ben presto ti manderò per espresso una serie di venti dipinti ashtoniani che ti metteranno davvero K.O.! MIO DIO QUEI COLORI!! La follia dell’oppio scatenata… aspetta di vederli!
Oh, ragazzi! “Crepuscolo”, “Tramonto in Lemuria”, “Il bosco delle streghe”, e il disegno per Dunsany! Santa Pegana, non so se è giusto esporre un giovanotto già incline alle più fantastiche stravaganze della letteratura a una così diabolica provocazione!

Purtroppo, come accadde ad HPL, il suo grande talento non gli procurò guadagni adeguati permettendogli di vivere serenamente.
L’abitazione di Smith ad Auburn consisteva in una capanna di legno modestissima in mezzo alla campagna.
Leggiamo dalla lettera di HPL a Frank Belknap Long datata 8 Novembre 1923

Ashtonius langue nell’abituale povertà e depressione nervosa (aspetta il compenso che gli è dovuto per gli ultimi tre gruppi di disegni mandati a Home Brew)

“The City of the Singing Flame”, con il suo seguito “Beyond the Singing Flame”, è uno dei migliori racconti fantascientifici di Smith. Racconta la storia di un gruppo di avventurosi dei nostri tempi che varcano una soglia dimensionale e vengono proiettati in un mondo dove la “fiamma che canta” rappresenta, a sua volta, l’accesso a una dimensione ulteriore. L’autore si identifica con il personaggio di Giles Angarth, uno scrittore di racconti fantastici, e di Felix Ebbonly, illustratore per i pulp magazines. “The City of the Singing Flame” apparve su Wonder stories nel gennaio 1931, “Beyond the Singing Flame” sulla stessa rivista nel novembre 1931.
Come HPL e Howard anche Smith inventò il tuo tomo proibito (Il libro di Eibon) e la sua divinità blasfema, il dio-rospo Tsathoggua, inserita talvolta HPL nel suo pantheon di entità soprannaturali così come Smith usò Yog-Sothoth istituendo una amichevole collaborazione.

Da una lettera di Lovecraft a Fritz Leiber leggiamo:

Anche Klarkash-ton, gran sacerdote di Tsathoggua, ha sfruttato due mondi mitici molto ben organizzati: Iperborea dal favooso passato e Zothique (edito in Italia dai tipi della NORD), una terra del lontanissimo futuro; inoltre ha inventato una regione di incantesimi collocata nella Francia medievale e che si chiama Averoigne. Quest’ultima è una specie di “Arkham” europea di ottocento anni fa. Ho aiutato CAS a ricostruier la storia di Averoignefino ai tempi dei Galli, quando la tribù degli Averones si insediò nella regione, proveniente da una terra dell’occidente inghiottita dal mare. Questo popolo portò con se un grimorio infernale conosciuto in epoche successive come Liber Ivonis o Livre d’Eibon. Era una razza scura dedita al culto di Tsathoggua, Sodaqui o Sadoqua, che imposero nella regione in cui si stabilirono; come conseguenza, in eopca gallo-romana la regione Averonumo Averonia, fu temuta come il luogo in cui si praticava una forma terribile di negromanzia. Particolarmente aborrite erano le città di Simaesis (Ximes) e Avionium (Vyones), dove fiorivano all’oscurità culti particolari. Timidi riferimenti agli Averoni e ad Averonia si trovano in autori gallo-romani poco conosciuti come Flavio Alesio (i cui Annales raccontano l’avvento del Popolo Scuro) e il poeta Valerio Treviro. Nell’orrendo poema negromantico De Noctis Rebus (circa 390 d.C.), Treviro allude in questi termini agli Averoni: NIGER INFORMISQUE VT. NUMEN. AVERONUM. SADOQUA., che nella traduzione inglese di teobaldo, stampata privatamente nel 1711, suona così:
Nero e informe come zolla d’inferno,
L’aborrito Sadoqua, dio di Averonia.
Nelle leggende merovinge e carolinge esistono oscuri riferimenti agli Averoni, e nell’XI secolo la gerarchia ecclesiastica di Averoigne era totalmente collusa col culto diabolico. Per quanto riguarda le condizioni di vita in quella terra d’ombre del Medioevo, CAS è un’autorità superiore alla mia. Come sa, la traduzione del Liber Ivonis fatta da Gaspard du Nord nel francese del sec. XII (è incerto se dal corrotto testo latino o dall’originale iperboreo, perché le opere di Gaspard sono oscure e maledette) ebbe orribili conseguenze: la diffusione a livello popolare di riti e incantesimi che proiettano su Avèroigne un’ombra di supremo maleficio da cui non è più uscita…

Clark Ashton Smith muore nel 1961

Adesso, come sempre, qualche piccola segnalazione sulle apparizioni italiane del soggetto della scheda

The Colossus of Ylourgne (1934) su Storie di Streghe (Newton)
The witch of Sylaire (1941) su Storie di Streghe (Newton)
The Flower Women (1941) su Storie di Streghe (Newton)
The Devotee of Evil (1933) su Storie di Diavoli
The Nameless Offspring (1932) su Storie di Vampiri
A Rendez Vous in Avèroigne (1931)su Storie di Vampiri
Vampiro su Storie di Vampiri

Per farmi perdonare la lunga assenza e sperando di poter aggiornare ed approfondire questo mio contributo alla pagina di Arkham prima possibile ecco un ultimo regalo per voi preso dal numero 24/25 di Yorick grazie ad una traduzione dell’instancabile Pietro Guarriello: l’ultima poesia composta da CAS nel 1961, lasciata incompiuta poco prima della morte.

 The Sorcerer Departs di Clark Ashton Smith

L’anima mi sfugge… ma tra i ruderi di questa romita torre,
Erta contro gl’impetuosi mari del caos,
I grimori e gli alambicchi miei resteranno.
Pozioni venefiche sono più desiderabili di qualunque antidoto,
E le magiche parole son più dolci del linguaggio dell’amore…
Solo figure informi vagheranno nelle mie cantine buie,
E dalle criptiche scritture delle mie pergamene, erose dal verme,
Si diffonderà la pestilenza
Quando in strani eoni verranno lette da maghi alieni
Sotto la luna in eclissi e un impallidito sole

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