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Recensione del film Cthulhu Mansion

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(Id. USA-Spagna 1994, 90’, C)
Regia: Juan Piquer Simon. Scenegg: J. P. Simon. Ef.Sp.: Colin Arthur. Prod.: Josè
Maesso. Con Frank Finlay, Marcia Layton, Melanie Shatner, Paul Birchard.

Il mago Chandu (Finlay) scopre un antico tomo occulto che porta il marchio degli Antichi. Il manoscritto racchiude la chiave per evocare terribili forze dall’Altrove, fornendo inoltre ai suoi possessori grandi poteri mistici, di cui Chandu si serve per i suoi spettacoli. Ma col tempo l’uso del grimorio richiama sulla Terra entità malvagie che si materializzano nella dimora del vecchio occultista, e quando una gang di giovinastri vi si introduce per derubarlo finisce come dessert per gli emissari di Cthulhu, che prendono a minacciare anche Chandu e la figlia Lisa (Layton). Dopo una serie di varie efferatezze, ributtanti trasformazioni e spettacolari giochi di magia, alla fine un catartico rogo metterà fine all’orrore. Il film, sebbene non sfugga ai più triti clichè del genere, possiede buoni momenti di tensione con toni apocalittici e visionari, anche se il buon HPL si sarà rivoltato nella tomba nel vedere gli effettacci truculenti e i fiumi di sangue scorrere. Dei suoi racconti vi si possono rintracciare solo vaghi echi da “Il Vecchio Terribile” e “Il Diario di Alonzo Typer” (scritto in collaborazione con Hazel Heald). Il regista Piquer ha al suo attivo diversi Z-movie fantastici iberici.

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