Home Scrittori Clark Ashton Smith E tu vivrai nel terrore! L’aldilà

E tu vivrai nel terrore! L’aldilà

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(Italia 1981, 90’, C)
Regia: Lucio Fulci. Scenegg: Lucio Fulci, Dardano Sacchetti, Giorgio Mariuzzo. Fot: Sergio Salvati. Mus: Fabio Frizzi. Mont: Sergio Tomassi. Ef.Sp.: Giannetto De Rossi, Germani Natali. Prod.: Fabrizio De Angelis. Con David Warbeck, Katherina McColl, Antoine St .John, Veronica Lazar, Michele Mirabella.

Un pittore folle, proprietario di un albergo della Louisiana supposto essere una delle Porte dell’Inferno, viene ucciso negli anni ’20 da una turba inferocita che lo accusa di essere uno stregone. Anni dopo, nel medesimo hotel, si manifestano eventi soprannaturali che portano alla resurrezione dei morti, mal giustificata. I due protagonisti della vicenda, il medico John (Warbeck) e la nuova proprietaria dell’albergo Lisa (McColl), dopo essere scampati all’orda nelle maniere più impensate e a volte ridicole, si ritroveranno entrambi intrappolati all’Inferno, quello stesso paesaggio dipinto su un muro dallo stregone della Louisiana. Inutile cercare una parvenza di logica, senso o attendibilità in questa pedestre pellicola di Lucio Fulci che tenta invano di spaventare, scatenando invece le risate (in particolare nella sequenza di fuga dall’ospedale, dove vengono dette delle cose immediatamente invalidate da immagini e situazioni). Al di là delle solite, gratuite truculenze, c’è da ammettere che almeno gli ultimi cinque minuti sono ben visualizzati a livello d’atmosfera e scenografia, e genuinamente onirico-spaventoso è l’incontro di Lisa con la donna dagli occhi ciechi sulla strada deserta e sovresposta. La morte di Michele Mirabella, una lunghissima sequenza in cui dal suo corpo sfracellato fuoriescono dei ragni, ha il potere di fare davvero addormentare. Lovecraft non c’entra per nulla, ovviamente, ma viene citato il Libro di Eibon, creazione dell’amico scrittore Clark Ashton Smith, sovente menzionato accanto al Necronomicon. Erano i tempi dell’apoteosi del mediocre horror di Lucio Fulci, girato in stretta economia e debitore di influenze americane (“Paura nella Città dei Morti Viventi”, “Quella Villa Accanto al Cimitero”, “Il Gatto Nero”) oltre che di evidenti concessioni alla Dario Argento (“Inferno”, 1980).

Film emblema del visionario Lucio Fulci, suo più grande successo all’estero, dove è venerato come oggetto di culto. Nonostante debiti con “Sentinel” di Winner e “Inferno” di Argento, la pellicola porta all’estremo la vena decadente e l’estetica della putrefazione di Fulci. Momenti onirici e fantastici si amalgamano bene con quelli più deliranti e violenti, sottolineati dal buon lavoro di effetti curato da Giannetto De Rossi. La scena iniziale della crocifissione, girata in un suggestivo bianco e nero virato in porpora, è da antologia e fa da contraltare al tripudio di colori delle sequenze oniriche.
Il regista appare nel ruolo di un bibliotecario. (Guarriello)

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