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Poe e Lovecraft

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Chi ama come me la letteratura fantasy e horror, ascoltare in silenzio la dolce voce di Sharazad narrare le incredibili storie delle Mille e una notte e contemplare con gli occhi della fantasia e dell’immaginazione i paesaggi irreali e fantastici di Clark Ashton Smith non si è mai precluso il piacere della lettura di Edgar Allan Poe. Ho così conosciuto la storia di casa Usher, indagato sugli assassinii della Rue Morgue e vissuto incredibili avventure in compagnia di Gordon Pym.
Poe è un autore che ha lasciato indubbiamente il segno su tutta una schiera di scrittori vissuti negli anni dopo la sua morte e che hanno cercato di trarre insegnamento dalla sua opera. Tra questi ne ricordo uno che sta sempre a cuore ai frequentatori della pagina di Arkham e la cui conoscenza attraverso timorosi sguardi sul suo universo non cesserà mai di affascinarci: Howard Phillips Lovecraft.
È lo scrittore Robert Bloch, di cui esiste in questo sito un sintetico “ritratto” in una delle schede sui corrispondenti di HPL, a mettere a confronto per noi Lovecraft e Poe.
Per completezza e per dare una visione il più completa possibile sul rapporto letterario esistente tra questi grandissimi e indimenticabili autori è riportata in questa pagina anche un passo del saggio di HPL su L’Orrore Soprannaturale in Letteratura dove il Solitario di Providence espone la sua opinione sullo scrittore Edgar Allan Poe.
Buona lettura!

Poe e Lovecraft

Paragoni tra Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft suppongo siano inevitabili; apparentemente, negli ultimi anni (scrivendo nel 1973), sembrano addirittura interminabili.
Non starò a ripetere, quindi, il solito resoconto in merito alle analogie trovate nelle loro opere – gatti neri, revenants, o ambientazioni “antartiche” non saranno menzionati di per se. Allo stesso tempo non cercherò di procurarmi l’attenzione asserendo deliberatamente, come qualcuno ha fatto, che non esiste una reale somiglianza fra i due autori, ad esclusione dell’impiego superficiale di una serie di personaggi e temi virtualmente comuni a tutti i racconti appartenenti a questo genere letterario. A mio avviso si tratta di un’affermazione insostenibile: Lovecraft, come qualsiasi scrittore di narrativa fantasy ed horror dopo Poe, era inevitabilmente influenzato dall’opera del suo predecessore – e fino ad un certo punto la rispecchia in senso marginale. Di fatto, l’omaggio di Lovecraft a Poe nel saggio “Supernatural Horror In Literature”, indica un grado di apprezzamento ed ammirazione tali da non lasciare dubbi sulla profonda influenza esercitata dal maestro.A mio parere il più fruttuoso campo di paragone emerge dall’analisi degli ambienti in cui si é formata la personalità degli scrittori.
Esaminiamo i fatti: sia Poe che Lovecraft sono nati nel New England e sono rimasti orfani di padre in giovane età; ambedue svilupparono un’affinità per la poesia e la cultura classica durata tutta la vita. Utilizzarono termini arcaici nei loro stili di scrittura che influenzarono personaggi eccentrici che nel tempo diventavano consapevolmente colti.
Sebbene Poe passò una parte della giovinezza in Inghilterra e viaggiò in seguito lungo le coste dell’Atlantico – mentre Lovecraft si avventurò in Canada e poi in Florida per le vacanze, qualche anno prima della sua morte, mai nessuno dei due si arrischiò ad ovest delle Alleghenies. In una sola occasione Lovecraft le costeggiò durante una breve visita ad E. Hoffman Price nella sua nuova casa di New Orleans.
Sostanzialmente sia lui che Poe erano radicati nell’est ed avevano vedute marcatamente provinciali e circoscritte .
Solitamente non si fidavano degli “stranieri” e coltivavano una profonda ammirazione per l’inglese. Queste attitudini sono chiaramente evidenti nella loro opera, in cui i molti dettagli rimossi e remoti costituiscono la corrente principale della vita americana.
Un lettore che tenta di avere una vaga idea degli Stati Uniti degli anni 1830-50, non otterrà che delle piccole allusioni dalla poesia e dalla narrativa di Poe.In un tempo in cui l’intera nazione era impegnata nella spinta verso l’ovest , a partire dai viaggi dei pionieri per finire con la “Corsa all’Oro” nell’anno della morte di Poe , è vano cercare un misero riferimento a ciò che neppure lontanamente esiste nel suo spazio letterario.
Gli eroi byronici isolati in sperdute località britanniche e continentali riflettono a malapena gli atteggiamenti e le attitudini americane all’epoca di Old Hickory, Davy Crockett, la caduta di Fort Alamo, la guerra messicana ed il crescente tumulto a proposito della schiavitù.
Il medesimo lettore non troverebbe neppure fra gli incerti professori e i provinciali reclusi nei racconti di Lovecraft dei protagonisti più tipicamente americani, nei quali difficilmente si scorge un accenno agli usi e costumi dei ruggenti anni Venti o della Grande Depressione del decennio successivo. Escludendo quelle poche osservazioni riguardanti l’afflusso d’immigranti e la concomitante scomparsa delle antiche tradizioni e dei vecchi confini, a parte i brevi cenni all’ambiente (intellettualmente) ” agitato ” del college, Lovecraft ignora totalmente l’Età del Jazz del dopo prima guerra mondiale:
Coolidge, Hooover, FDR, Lindbergh, Babe Ruth, Al Capone, Valentino, Mencken ed i prototipi di Babbitt non fanno parte del regno di H.P.Lovecraft. E’ arduo crederlo un scrittore contemporaneo a Ernest Hemingway.
Eppure rimane un ulteriore metro di paragone tra Lovecraft e Poe, e di profonda importanza rispetto a qualsiasi considerazione della loro opera, poiché attenua tutte le accuse rivolte ai due scrittori di essere totalmente lontani dal mondo contemporaneo e di mancare di realismo nell’analisi delle loro epoche. Mi riferisco, naturalmente, al loro comune interesse per la scienza. Sia Poe che Lovecraft furono acuti osservatori degli sviluppi scientifici e pseudo-scientifici dei relativi periodi , ed introdussero nei loro scritti le più recenti scoperte e teorie. Basta citare, per accertarsene, l’uso che fa Poe del mesmerismo, la burla della mongolfiera, la dettagliata esposizione dei fatti nel romanzo “Arthur Gordon Pym “.
Lovecraft si basa su materiale scientifico per lo sfondo di “At the Mountains of Madness ” alla maniera di Pym, come per “The Shadow Out of Time” ed altri lavori. È da rilevare l’immediata adozione, nel “Whisperer in darkness “, dell’appena scoperto “nono pianeta”.
L’interesse di Lovecraft per l’astronomia senza dubbio fece crescere quello per altri campi della ricerca scientifica, così come le prime esperienze a West Point incoraggiarono quello di Poe per i codici e i cifrari. Ed ambedue , da scrittori di professione , conoscevano bene ed ampiamente la letteratura coeva: Poe come critico ne dà prova nei suoi saggi, mentre dalla corrispondenza di Lovecraft si desume la non estraneità dello scrittore a Proust , Joyce, Spengler e Freud .
Il fatto è che Poe e Lovecraft decisero di loro iniziativa di non rivolgersi agli stili e ai temi contemporanei per creare i loro personali mondi fantastici. In questo principalmente erano simili. E per questo motivo in particolare noi lettori di Poe e Lovecraft siamo davvero fortunati: non sapremo e mai ci preoccuperemo di cosa pensasse Edgar Allan Poe del ” gruppo ” di Andy Jackson, oppure di come considerasse H.P. Lovecraft lo scandalo del Teapot Dome. Di poco conto è questo quando entrambi ci hanno permesso di intravedere i mondi peculiarmente e originalmente loro propri.
Appunto per questa ragione finale possiamo ricordare Poe e Lovecraft come i due geni della fantasia americana, paragonabili fra di loro, ma incomparabilmente superiori a tutti coloro che seguirono le loro orme.
Copyright Notice. Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Ambrosia #2 (Agosto, 1973), (c) 1973 Alan Gullette. Esso è stato successivamente rivisto leggermente dall’autore e ristampato su H.P. Lovecraft: Four Decades of Criticism, ed. S. T. Joshi (Athens, OH: Ohio University Press, 1980), pp. 158-160, (c) 1980 Ohio University Press.

Dal saggio di Lovecraft: L’Orrore Soprannaturale in Letteratura

A dispetto di tutti coloro che, dalla sua epoca ai giorni nostri, hanno cercato di denigrarlo e sminuirlo, l’americano Edgar Allan Poe (1809-1849) rimane la più grande e solitaria figura nella storia della letteratura spettrale. Fu artista straordinario, come l’influenza che esercitò. Egli sottrasse il sentimento umano di terrore cosmico al dominio del romanzo convenzionale e dell’allegoria morale e ne fornì il primo trattamento serio ed esteticamente autonomo, inventando con il proprio genio, per inciso, il formidabile modello letterario che ha improntato di sé tutta la successiva narrativa breve, soprannaturale e non. Poe fu il primo a capire la vera psicologia dei tortuosi e oscuri meandri della mente umana, e il primo a scrivere di essi da un punto di vista squisitamente estetico. Non fu indenne da certe stravaganze del suo tempo e a volte si servì dei macchinosi artifici del romanzo gotico; eppure, nel complesso, egli rigenerò e vivificò qualunque cosa di cui si occupasse, diventando il vero padre di tutta la successiva schiera di scrittori fantastici, sia quelli del realismo psicologico che gli altri dello spettrale puro. La sua opera possiede una singolare efficacia emotiva che sfugge a ogni analisi. Il suo stile, ogni giro di frase, ogni modulazione ritmica, ogni immagine casuale, ogni episodio e particolare insignificanti, ogni allusione fortuita è tutto teso al tenebroso obiettivo ultimo, e contribuisce con ogni impercettibile sfumatura al mostruoso climax finale. Non ha rivali e i tentativi di minimizzare questa sfuggente e sacrilega capacità di suggestione sottolineando i limiti delle singole storie sono alquanto patetici, rivelando la cecità e la mancanza di sensibilità degli stessi critici.
Consapevolmente, Poe fu cosmico in senso limitato. Per lui, infatti, gli sconfinati abissi dell’orrore non si schiudono al di fuori dell’universo, ma nella mente e nello spirito umani. Gran parte del suo lavoro tratta esclusivamente di psicologia degenerata, e un’intera parte di esso si colloca al di fuori del campo soprannaturale in quanto capostipite della moderna narrativa poliziesca. Ma uno spunto ed un senso cosmici vi sono sempre presenti, sia nelle poesie che nei racconti. Nella sua opera occupano un posto di primo piano Il manoscritto trovato in una bottiglia, Lo strano caso del signor Valdemar, Le avventure di Arthur Gordon Pym, Metzengerstein, L’uomo della folla e, soprattutto, i due incomparabili capolavori La caduta di casa Usher e Ligeia. La padronanza di Poe di quei musicali effetti di prosa poetica, più tardi realizzati da Wilde e Dunsany, è esemplificata in fantasie quali La maschera della Morte Rossa, Il silenzio: una favola e L’ombra: una parabola. Raramente Poe tratteggia con realismo e accuratezza personaggi umani, perché gli interessano sogni e fenomeni piuttosto che delineazioni di ritratti. Il suo protagonista tipo è solitamente una figura solitaria, triste, fiera, dalla bizzarra erudizione, di nobile stirpe ma decaduta, in cerca di misteriosi e proibiti segreti, un personaggio derivato sia dall’eroe-villain del romanzo gotico (e affine agli eroi di Byron) che dal carattere e dalla condizione dello stesso Poe. Sin dall’inizio, Poe fu molto più apprezzato in Europa che nel mondo anglosassone, e in Francia egli fu il principale ispiratore delle scuole di poesia simboliste e decadenti rappresentate da Baudelaire, Mallarmé, Leconte de Lisle e altri.

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